
Trekking sul Monte Tarino
Questa volta siamo andati a visitare il Monte Tarino che con i suoi 1960 metri è la seconda vetta più alta del Parco dei Monti Simbruini dopo il Monte Viglio.


La mattina tutti e cinque svegli alle 7.30 io, Marco, Andrea, Vincenzo e Enrico, un ultimo controllo agli zaini e in 10 minuti di macchina raggiungiamo Campo Staffi dove ci aspetta un’ottima colazione al bar/ristorante “Genziana”.
Il gestore gentilissimo ci da alcune info e punti di riferimento del percorso, lo saluto dicendo ironicamente di chiamare un elisoccorso nel caso non ci avesse rivisto per le 16.00! 🙂
L’itinerario ad anello inizia da Campo Staffi quota 1791 mt, alla fine della strada asfaltata seguendo il sentiero 651 ben segnato da un cartello.
E’ consigliabile utilizzare app specifiche per il trekking che abbiano la possibilità di scaricare sia la cartina offline che la traccia offline così da poterla seguire in sicurezza con il GPS dello smartphone anche senza l’utilizzo di dati mobili. LA NOSTRA TRACCIA GPX WIKILOC
Il percorso è atipico perché inizia in discesa nella faggeta fino a raggiungere l’altopiano Monna della Forcina (1580 mt).
Il percorso che fin ora è stato ben visibile, da qui si interrompe e occorre attenzione. Il cartello e la traccia Gpx ci suggeriscono di attraversare l’altopiano erboso dove troviamo di nuovo i segni bianco rosso su sassi e alberi che indicano la continuità del sentiero, qui inizia una ripida e lunga salita nel bosco.





Arrivati in alto si apre un ampio e a dir poco meraviglioso panorama dove si può vedere in basso Filettino e di fronte Campo Staffi.




Si prosegue sulla cresta che richiede assenza di vertigini, tutto intorno scorci suggestivi che invogliano a fotografare.
Appare in alto ben visibile il traguardo, la vetta del Monte Tarino che raggiungiamo con gli ultimi metri in ripida salita.


Tocchiamo la croce a 1960 metri, il premio è il meritato riposo e contemplazione di tale bellezza, un panorama a 360 gradi ci avvolge. Un’aquila guida il nostro sguardo dai Monti Simbruini agli appennini fino al Corno Grande del Gran Sasso.






Per il ritorno si prosegue in discesa nella faggeta su terreno insidioso fino a raggiungere Campo Ceraso dove troviamo un grazioso laghetto che ci invoglia a fare una seconda breve pausa. Riprendiamo il cammino lasciando sulla nostra destra il Rifugio Campo Ceraso e da lì si risalirà a Campo Staffi costeggiando la seggiovia Ceraso. In perfetto orario si torna sani e salvi al Ristoro “Genziana” per una birra fresca.
Ricordiamo che questo articolo non ha nessuna presunzione di essere una guida ma solo il racconto di una esperienza per far conoscere le meraviglie del territorio filettinese. Consigliamo vivamente di vivere e provare questo percorso ma con idoneo equipaggiamento e preparazione fisica e se non si ha esperienza raccomandiamo di rivolgersi ad una guida esperta, noi possiamo consigliare Luana Testa Guida Ambientale Escursionistica presso il Rifugio Viperella.

