
Trekking sul Monte Viglio

Oggi mi sveglio con i polpacci e i glutei doloranti ma assolutamente felice, appagato per l’esperienza vissuta il giorno precedente raggiungendo la vetta del Monte Viglio a 2156 metri di quota per poi scendere nell’immensa faggeta in un percorso ad anello che dona sempre panorami diversi.
Questo è un semplice racconto e non ha nessuna pretesa di essere una guida per chi volesse cimentarsi nell’impresa. Il percorso è impegnativo, necessita di una buona preparazione fisica, abbigliamento adatto, una buona app per seguire il percorso con la traccia GPX e se non si è esperti affidarsi ad una guida locale o come ho fatto io, scegliendo un compagno esperto di trekking.

La mattina dopo aver pernottato a “Casetta val Granara” con il mio amico Vincenzo eravamo intenzionati a partire direttamente a piedi da Val Granara ma dopo aver preso l’auto per fare una ricca colazione a Filettino al bar “Casina della neve” e comprato farciti panini abbiamo deciso di raggiungere direttamente il Valico Di Serra Sant’Antonio (1608 m) dove è possibile parcheggiare.
Dal Valico di Serra Sant’Antonio si percorre la strada sterrata che in circa 30 minuti porta alla Fonte della Moscosa (1616 m), una meravigliosa vallata con un’antica fontana dove è facile incontrare cavalli liberi che vanno ad abbeverarsi.
Si segue il cartello che indica un sentiero 696 a sinistra che in salita nel bosco porta in una verde e ampia valle da attraversare.


Da qui la salita si fa più ripida, passando tra alberi maestosi si raggiunge la cresta del Belvedere di Monte Piano (1770 m), dove si trova la statua della Madonnina rivolta verso l’Abruzzo che guarda l’immenso panorama della Majella. Si segue il sentiero a destra della Madonnina sempre indicato da segni bianco-rossi su alberi e rocce che conduce alla Vetta dei Cantari .
Il percorso è sempre ricco di affacci panoramici dove è irresistibile fare foto. Si raggiunge il Gendarme che si risale con un breve tratto di arrampicata su roccia non troppo tecnico ma che richiede attenzione e concentrazione.


*I tratti più impegnativi che si trovano dopo la seconda statua di San Giovanni Battista, come la discesa ripida prima del Gendarme e la scalata del Gendarme possono essere evitati facilmente prendendo delle varianti semplificate con dei sentieri che li raggirano a destra più adatti a chi è meno preparato fisicamente e chi soffre di vertigini.



Dalla vetta del Gendarme si prosegue in ripida discesa e un’ultima salita che porta alla cima del Monte Viglio (2156), dove a sorpresa scopriamo un bellissimo altopiano verde con cavalli liberi al pascolo e poco più in alto la famosa grande Croce blu che segna il traguardo! Qui vale la pena fermarsi, mentre si mangia il meritato panino, godere il silenzio e il panorama mozzafiato a 360 gradi con un affaccio sulla nostra Val Granara.
Per il ritorno si attraversa l’altopiano passando tra i cavalli e comincia una discesa a destra sempre più ripida e faticosa per le ginocchia fino ad arrivare nel bosco di faggi che regala colori saturi grazie alle foglie verde chiaro. Si traversa il bosco seguendo il sentiero 654 sempre dritto fino a raggiungere di nuovo la Fonte della Moscosa.
*Attenzione a non scendere troppo nel bosco superando il bivio per il sentiero in direzione Moscosa perchè arrivereste fino a Filettino!
Tutto il percorso è stato eseguito lentamente, con pause di contemplazione del panorama e quasi un ora in cima per un totale 7 ore. Dal mio punto di vista il ritorno è stato più impegnativo dell’andata sia perchè tutto in discesa, consiglio l’utilizzo di bastoncini da trekking, sia perchè nel bosco è facile non vedere i segni bianco-rossi che segnano la via, quindi fare molta attenzione e seguite la traccia Gps!




